Etimologia del termine “TALEBANO” (del tango)

Sappiamo che nelle milonghe di Buenos Aires, passato il periodo in cui suonavano dal vivo le orchestre, metà della musica era tango e metà rock e tropical, almeno fino agli anni 70, lo sanno bene tutti gli argentini e lo testimonia anche Alberto Podestà, per loro la milonga era ed è innanzitutto un luogo “sociale”. All’inizio del secolo veniva passato anche tango elettronico, chiaramente di matrice argentina perché la musica del resto del mondo o non si conosceva o non si voleva conoscere perché fuori dal controllo del sistema. E veniva anche ballato, anche se musicalmente scarsissimo, quasi ai livelli della guardia vieja. L’idea che in una milonga tradizionale, intesa come luogo sociale, debba essere ballato solo tango è quindi abbastanza nuova, per quanto riguarda la realtà argentina.

Questo non vuol dire che l’Argentina debba essere un modello, anche se per molti lo è, la talebanizzazione è iniziata di recente evidentemente perché funzionava meglio per gli operatori del settore che non per i “fruitori” del servizio, come in tutte le nazioni talebane in cui a farne le spese non sono mai i predicatori.
La strategia dei “talebani” è quella che non esiste altra musica che possa essere ballata in milonga oltre il tango tradizionale. Chi balla musica che non sia tango è un disturbatore, un “infedele”, e quindi va allontanato, le argomentazioni sul perché non si possa ballare sono sempre fatiscenti ed imperniate sul fatto che il tango tradizionale è cultura e regole, il resto è il nulla.

Negli ultimi anni il processo di talebanizzazione inizia a riguardare anche il ballo, mentre prima era improvvisazione, con ognuno libero di esprimere e contaminare il proprio stile di ballo, ora si sta andando verso la standardizzazione: un ballo fatto principalmente di camminata in luoghi stretti perché ci entrano più persone, senza ganchos, senza fuori asse, senza qualsiasi tipo di movimento che richieda una fisicità ed uno studio per essere effettuato bene e non in maniera goffa.
Viene esaltato chi balla in maniera standard, solo camminando in una quantità di spazio angusta e non chi balla col proprio stile nella quantità di spazio realmente a disposizione. OMOLOGAZIONE?

Molti ballerini sono perplessi, e accettano le regole per paura di non essere considerati parte del sistema.
A lungo andare si abituano a ballare solo quella musica, PER ABITUDINE, e perché spesso non c’è altro, la “religione” viene imposta sempre dagli operatori del settore, che guardacaso esercitano il potere di un business da centinaia di milioni di dollari annui e mai dalle persone.

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